Il Bene Comune nell’Era Digitale: a Villa di Briano un pomeriggio di riflessione e comunità

​Dov’è il sogno? Che ne è stato dell’inquietudine? Dove sono finite le emozioni tipiche dell’essere umano in preda al dubbio? Possono la tecnologia, l’intelligenza artificiale e la certezza della risposta immediata ad ogni domanda aver fagocitato ogni angolo del nostro immaginario più profondo?
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Sono alcuni degli interrogativi emersi giovedì 24 settembre nel corso dell’incontro-riflessione dal titolo “Il Bene Comune nell’Era Digitale”, promosso dall’Associazione Santuario Madonna di Briano OdV con il patrocinio del Comune di Villa di Briano. Inserito nel programma di iniziative di “Settembre al Santuario 2026”, l’evento ha offerto uno stimolante spazio di confronto sulle sfide e le opportunità del mondo contemporaneo, ponendo l’attenzione sull’impatto che le tecnologie esercitano quotidianamente sulle relazioni umane, sulla vita comunitaria e sulla tutela dei valori etici e sociali.
​I lavori, moderati da Salvatore Cuoci in rappresentanza dell’Associazione Santuario Madonna di Briano OdV, si sono aperti con i saluti istituzionali di Don Crescenzo Molinaro, Parroco del Santuario Madonna di Briano.
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Il dibattito è quindi entrato nel vivo grazie al qualificato contributo fornito dai due relatori.
​Don Edoardo Cibelli, Docente di Teologia fondamentale ed Escatologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (Napoli), ha approfondito le implicazioni etiche e teologiche dell’era digitale sul vissuto personale e comunitario:
​«Non possiamo fare a meno di accogliere la tecnologia che avanza. Il tema centrale è la cooperazione per uno sviluppo tecnologico che non prescinda dalla salvaguardia del bene comune, del principio di sussidiarietà e della giustizia sociale. La questione è innanzitutto antropologica ed etica, e riguarda tanto la difesa della conoscenza e della corretta informazione quanto la definizione di regole deontologiche e di giusti argini di sicurezza. La vigilanza umana resta un elemento imprescindibile per governare la capacità decisionale della macchina».


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Il Prof. Marcello Ravveduto, Docente di Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi di Salerno, si è soffermato sulla trasformazione culturale e sul valore della verità:
​«Capire dove stiamo andando è la domanda fondamentale che la Chiesa si è sempre posta per accompagnare le persone, un interrogativo ancora più urgente nell’era di grande trasformazione che stiamo attraversando. Le radici analogiche e strutturali vanno preservate: oggi il rischio principale, che tocca da vicino anche il mondo dei docenti, è la cattiva distribuzione della conoscenza, pericolo strettamente connesso a un utilizzo non corretto né guidato dell’intelligenza artificiale. L’IA può simulare l’arte della creatività, ma resta il regno del verosimile e della probabilità statistica. Ecco perché, oggi più che mai, l’uomo conta nella direzione da imprimere alla macchina: tocca a noi trovare e custodire la verità».

Folta e interessata la partecipazione di docenti e dirigenti delle scuole del territorio, che hanno stimolato il dibattito chiamando in causa a più riprese i due relatori. I diversi interventi, infatti, hanno puntato a sviscerare le molteplici criticità e perplessità suscitate da una tematica tanto complessa. A riprova di quanto sia ancora centrale oggi l’alleanza educativa tra istituzioni, chiesa e mondo scolastico, anche al fine di promuovere un uso consapevole e responsabile degli strumenti digitali tanto tra gli adulti quanto tra le nuove generazioni.

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