A noi delegati diocesani, accompagnati dal nostro Vescovo, appena rientrati dalla Terza Assemblea Sinodale delle Chiese in Italia ci è gradito condividere a caldo le nostre sensazioni.
Sin dal primo pomeriggio di venerdì 24 ottobre ci siamo trovati a vivere un’atmosfera di sinodalità ancora più allargata, se fosse stato possibile, incrociando in Aula Nervi i partecipanti al Giubileo delle Équipe sinodali e degli organi di partecipazione provenienti da ogni continente, i quali hanno raccontato la loro esperienza di questi anni di Sinodo alla presenza anche del Santo Padre.
Dalle loro testimonianze traiamo il dato che lo stile della sinodalità, soprattutto declinato nella modalità della conversazione nello Spirito, unito ad un nuovo, forte desiderio di confronto e di sostegno reciproco tra fratelli battezzati, in relazione nel sacerdozio comune e in quello ordinato, anima le Chiese di tutto il mondo e si coglie dappertutto un senso di grande speranza e di fiducia per “tante sfide che possono diventare tante occasioni”, per usare le parole del Santo Pontefice.
La mattina di sabato 25 ottobre insieme agli altri delegati, in tutto circa 850, ci siamo trovati, invece, per votare insieme il Documento di Sintesi .
Sin da subito si è colta nell’aria un’atmosfera di distensione, motivata dalla considerazione che, attraverso i successivi passaggi dalla Seconda Assemblea dello scorso aprile fino alla metà di questo mese di ottobre, tanto si era fatto da parte di tutti perché il documento fosse quanto più possibile frutto dell’ascolto della voce di ciascuno e soprattutto attento al sensus fidei: ormai, però, era tempo di affidare ai Vescovi, nelle cui mani ora passa il Documento “Lievito di pace e di speranza”, il compito di “dare corpo alle parole” coniugando “collegialità e sinodalità” nella prossima Assemblea generale della CEI.
Le 124 proposte sono state tutte approvate a larga maggioranza, così come l’intero documento (781 “placet” su 809 votanti).
Tra le proposizioni con meno voti a favore in primis (188 voti su 813) quella sul diaconato femminile, sul sostegno CEI alle Giornate contro ogni forma di violenza e discriminazione di genere, tra cui anche omofobia e transfobia, (185 su 822), sull’equa remunerazione di quanti sono impegnati in un ministero ecclesiale (174 su 810) e quella sulla promozione del “riconoscimento e l’accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender” (154 su 826), che troverete nel dettaglio nel file allegato sull’esito completo delle votazioni. Anche di questo “dissenso” rispetto a talune proposizioni la Conferenza Episcopale si dichiara disposta a tenere conto.
Come stabilito dal Consiglio Permanente nella sessione autunnale di settembre, dopo il voto, la Presidenza della CEl nominerà un gruppo di Vescovi che, coadiuvato dagli Organi statutari, elaborerà, sulla base del Documento, priorità, delibere e note che saranno al centro dei lavori dell’Assemblea Generale di novembre 2025. Successivamente, nell’Assemblea generale della Cei di maggio 2026 si discuterà e si licenzierà il documento finale sugli orientamenti pastorali per il quinquennio 2026-2030.
La veglia in piazza san Pietro alla Vergine Maria di sabato sera e la Santa Messa presieduta dal Santo Padre in Basilica domenica mattina alla presenza di tutte le Équipe sinodali ci hanno permesso di chiudere con la preghiera ed il ringraziamento a nostro Signore Gesù Cristo la bellissima esperienza vissuta.
A ulteriore corredo aggiungiamo in allegato la relazione introduttiva di Mons. Erio Castellucci, quella conclusiva del Card. Matteo Zuppi e la meditazione su Atti 15,22-31 del priore di Bose Sabino Chialà, che hanno disegnato l’orizzonte che ha ispirato la nostra partecipazione alla giornata di votazioni.
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