Si è rinnovato ieri, mercoledì 11 febbraio, l’abbraccio della comunità diocesana verso chi vive la prova della malattia e verso chi, con dedizione, se ne prende cura. Presso la Chiesa Cattedrale, l’Ufficio Pastorale della Salute ha coordinato un intenso momento di preghiera in occasione della XXXIV Giornata Mondiale del Malato.
Il pomeriggio è iniziato con la recita del S. Rosario, seguita dalla Celebrazione Eucaristica presieduta da mons. Francesco Picone, Vicario Generale della Diocesi di Aversa.
Durante la toccante omelia, mons. Picone ha richiamato l’immagine del Buon Samaritano, offrendo spunti di profonda riflessione per tutta la comunità: “Gesù è il buon samaritano che si avvicina a ciascuno di noi per farci comprendere il significato dell’amore vero, quello che fa la differenza: portare la nostra presenza vera e viva come dono all’altro. Un amore di compassione, compagnia, piena compromissione con il prossimo”.
Il Vicario ha poi lanciato una provocazione d’amore, invitando tutti a superare l’egoismo per trovare la vera gioia: “L’amore vero trascende il protagonismo e la competizione, perché solo chi ama il prossimo come se stesso può dare concretamente una speranza a chi ne ha bisogno. Gesù ci esorta e ci dice: impara ad amare se vuoi essere felice. Allontanarci dalle nostre necessità e dal proprio ego ci fa crescere, rendendoci segno vivo di quella consolazione e misericordia che il samaritano, lo straniero, Gesù ha versato anche stasera sulle nostre ferite”.
A conclusione della liturgia, la suggestiva fiaccolata ha attraversato la Chiesa Cattedrale, portando simbolicamente la luce della fede e della speranza nelle oscurità della malattia.
Un grazie di cuore a tutti i presenti, ai volontari e ai fedeli che hanno reso questa giornata un segno concreto di carità e comunione ecclesiale. Un ringraziamento particolare va a don Luciano Pellino, Direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Salute, il quale ieri ha evidenziato come portare sollievo agli ammalati, non solo nei momenti comunitari ma in ogni giorno dell’anno, significhi “abitare la prossimità e saper stare accanto a chi soffre. Questo servizio ci permette di vivere un’esperienza spirituale altissima: come ci hanno insegnato San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco, e come ci ricorda oggi Papa Leone XIV, nel momento in cui entriamo in contatto con l’ammalato, noi tocchiamo le carni stesse di Cristo. È un’occasione per ringraziare di cuore ognuno di voi per la dedizione e la presenza viva che donate.”
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